Per molto tempo la gente ha arricciato il naso quando
sentiva parlare di case in legno. Chi voleva una buona casa costruiva
in pietra, materiale più massiccio. Il legno evocava le povere
cascine di montagna, le stalle grigio/argento e le baracche degli stagionali.
Il legno era associato a “risparmio” e “funzionalità”, era appunto
architettura di seconda classe. Alla fine degli anni Ottanta, ci fu un’inversione
di tendenza quando architetti del calibro di Peter Zumthor e di Herzog
& de Meuron, oggi osannati, portarono il legno nei saloni. L’audace
semplicità delle abitazioni del 1988 di Herzog & de Meuron
nella Hebelstrasse a Basilea ebbe un effetto trainante sui giovani architetti
svizzeri. Improvvisamente si delineò un’alternativa seducente al
disorientamento architettonico del Postmodernismo.